Caro Cattelan

Caro Cattelan, potresti impiccare Trump? Ripeto: caro Maurizio Cattelan, potresti appendere, ad uno dei tuoi fili, Donald Trump? Appenderlo a un filo molto resistente? Piazzalo dove vuoi, esponilo dove vuoi, ovunque: in un antro oscuro dell’Hangar Bicocca, in una asfittica galleria d’arte, in una caotica fiera di settore. Da qualche parte, appendilo. Non vedo l’ora. Ti basterebbe poco. Basta un parrucchino cotonato e un po’ di tintura, da idiota. Basta una lunga cravatta, rossa o gialla, ben stretta intorno al collo dell’essere umano più ignorante da queste parti della galassia. Appendilo come hai appeso il tuo ritratto, intitolato You. O in ginocchio, ma richiamerebbe un tuo vecchio lavoro. Dunque appendilo. Appendilo con i suoi occhi orribilmente aperti su ciò che egli è. Appendilo con la sua bocca pervertita, rattrappita, culo di gallina, aperta su ciò che egli è. Mettigli il titolo che vuoi, Maurizio. Ma fai presto. Presto. Non per l’arte, non per l’orrenda platea di cui facciamo parte, ma perché giusto. E basta.

2025

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