Cosa diresti ai giovani artisti?

nati, diciamo, nel Duemila.

Agli uomini venticinquenni di oggi, a coloro che credono davvero di essere artisti, direi solo una cosa: cari artisti venticinquenni di oggi, frequentate assiduamente, più che potete, solo artiste donne, tante, tutte. Il resto trascuratelo. Imparate da chi ha più possibilità, cioè le donne, di migliorare le cose, anche in arte. Da chi è più in grado, cioè le donne, di capire i cambiamenti. L’arte più bella, oggi, è fatta dalle donne. In un mondo migliore, prossimo venturo, l’arte sarà fatta dalle donne, intendo l’arte più bella. L’arte degli uomini sarà sempre più scema, l’arte delle donne sarà sempre più bella. La donna, non solo in arte, è emancipatrice in tutto.

Quali sono le artiste che preferisci?

Tutte. Le amo tutte, ovunque siano, conosciute e sconosciute: coloro che fanno arte fuori dall’arte, nella vita di tutti i giorni; e coloro che fanno arte dentro il sistema dell’arte. Sono più attratto dalle artiste che non mettono al mondo figli, dalle artiste che si dedicano completamente alla loro arte, che tagliano fuori tutto, proiettando le loro idee nella collettività in cui vivono. Ho frequentato donne ed erano artiste, nate artiste: vivaci, arroganti, cupe, tristi, sempre attrattive, comunicatrici. Donne che custodiscono vita. Donne, le artiste, che custodiscono vita. Da giovane, il tempo l’ho trascorso più con artiste donne che con artisti uomini. Oggi, i ricordi più forti di quel mio tempo lontano, sono legati ad artiste donne, non ad artisti uomini. Imparo molto, anche ora, ricordando quelle giornate lontane.

Impari cosa?

Che l’arte, soprattutto da giovani, durante la sua discussione, è politica e filosofica, è la vita stessa. Che la vita, con i suoi umani diritti, i sorrisi, le sofferenze, i dolori, impugna tutto: intelligenza, gioia, l’amore, il proprio corpo. Ecco, imparo questo, anche da vecchio. Le donne, le donne artiste, lo sanno senza bisogno di saperlo. Lo sanno nel profondo. Lo sono nel profondo.

Qualche nome potresti farlo

Neanche per sogno. Voglio parlare solo d’amore, proteggendolo. Ma una cosa te la dico: ricordo le loro voci, ricordo le voci di tutte le artiste che ho conosciuto, di tutte le artiste che ho incontrato anche una sola volta. Ricordo le loro voci, le voci calde, il timbro. Nell’antro della memoria amo riascoltare quelle voci, come a volte amo cominciare un quadro nuovo. Visito mostre assai di rado. Se capita, è quasi sempre la mostra di un artista donna. Ti dico un’ultima cosa poi chiudo: a parte le inutili mostre fatte da maschi megalomani e artisticamente stupidi, io sogno mostre di donne, sogno le loro voci, sogno gli infiniti corpi delle loro opere. E basta.

2025

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