Ehi! Netanyahu, in nome del popolo israeliano, è un muselmann che ti parla, guardami negli occhi, quel che rimane dei miei occhi, guardami attentamente nei miei pozzi neri. Mi riconosci? Ti ricordi di me? Ti faccio ribrezzo? Caro Netanyahu, sei tu a farmi ribrezzo. Con quello che sto passando, che sto subendo dai miei carnefici, che sto capendo, ti dico: tu sei solo l’ennesimo carnefice facente parte dell’interminabile lista dei carnefici. Sparirai e di te non rimarrà traccia.
Guardami negli occhi, non mi riconosci ancora? sono proprio un muselmann e ho le ore contate. Non riesci a guardarmi, lo so, la mia bocca smagrita e spalancata sembra sorriderti e il tanfo che attanaglia la tua gola è dovuto allo stato dei cenci che mi avvolgono appena e che trascino come unico fardello su questa Terra, in questo inferno; sono cenci intrisi delle mie continue coliche e diarree liquescenti. Riesco a non odiarti mio caro carnefice, ma mi fai pena: non hai capito niente in tutto questo tempo mentre io, in pochi mesi, settimane, ore, sto capendo tutto, anzi ho già capito tutto. Ho capito che il mio incubo non dovrà essere rivissuto da nessuno su questa Terra, ebreo, musulmano, cristiano. Ho capito che nessuno dovrà più torcere un capello a bambini, donne, Rom, omosessuali, perseguitati politici, migranti, minoranze etniche, popoli indifesi, cani, gatti, asinelli.
La persona che mi sta mettendo in comunicazione con te è italiano, è un pittore, si chiama Stefano ed è fortunato, voglio bene alla sua fortuna. Stefano mi da l’opportunità di dirti una cosa: ciò che sta capitando a me, che fra poche ore terminerà con la mia morte, ricapiterà sempre e solo per mano di quelli come te.
Tu credi di essere diverso perché hai vissuto tutta la vita all’ombra delle mie spoglie, ma solo come alibi per giustificare la tua ottusità, un’ottusità che opprime persino me, qui, nella tomba del mio involucro, ebreo come te. Io con te non c’entro nulla, mio caro primo ministro, vanaglorioso ed inutile come tutti i carnefici, uguali a quelli che mi hanno ridotto nel mio orribile stato, che stanno eliminando tutto il mio popolo.
Ma tu, con me, non c’entri niente. Il tuo ebete sorriso, appartenente alla storia di tutti, è già polvere.
Io mi abbandono al mio destino, dimenticato da tutti, anche dai miei simili chiusi in baracche che tu non puoi vedere. I miei carnefici, crudeli e patetici, più perduti di me, mi passano accanto ridendo e sprezzando il mondo, la vita, come fai tu, mio caro primo ministro, dal tuo scranno. Io non farò mai parte della tua storia e della vergogna che dovrei provare per te. Avvolto e giacente nella mia povera pelle, provo vergogna solo di me, una vera e sottile vergogna destinata a sopravvivermi sempre; una vergogna pura, incantevole.
Tu non appartieni al mio dolore, al mio sorriso. Stai solo dimostrando, come tutti, di non aver capito, anzi ignorato ciò che sta succedendo a tutti noi da queste parti.
Addio Benjamin.
E un grazie anche a te mio povero amico, vecchio pittore, che hai avuto ancora il coraggio, assai inutile, di ricordarti di me.
2024