La corsa di Patrizia fra automobili ferme, in sogno. La corsa di Patrizia mi parlava. Ho pensato: allora corri … corri ancora. Correvi senza età, correvi con l’età della vita senza gli anni. Corsa d’amore. Corsa controvento. Corsa nel vento. Ansia, gioia.
Il correre dell’amore.
Amore che corre.
Brevità del sogno.
Brevità della vita.
Fuori dal sogno ho pensato a Picasso, alle sue donne che corrono sulla spiaggia. Alle sue donne che corrono e s’allungano in un sogno, un sogno senza fermo immagine. Anche Patrizia, nel sogno, nella sua fulminea corsa, si è allungata per poi svanire, ma senza fermo immagine. La pittura, come nei sogni, non ha bisogno di nessun fermo immagine. La pittura svanisce nella continuità del respiro, respirando anche a luci spente. Dopo la fulminea, quanto attraente corsa di Patrizia, ho pensato che la pittura (dopo il suo lungo sognare), non ha più sognato, tendendo a un fermo immagine che la necrotizza, tradendola. Tradendola con i meccanici fermo immagine di Bacon, per esempio; tradita da coloro che dipingono su scheletri fotografici, per esempio. Ma quel che conta è l’avere visto Patrizia VERAMENTE nella sua corsa, VERAMENTE con i miei occhi. In pittura, una figura in corsa, all’apparenza ferma, non è mai un fermo immagine. In quelle figure che corrono, Patrizia e le giovani donne di Picasso, non c’è fermo immagine; c’è un sogno con tutta la sua vita, quindi tutta la sua morte, a pieni polmoni. Durante la corsa ho creduto a tutti i pensieri dentro di noi, che nessun fermo immagine potrà arrestare.
2025