Mi chiamo Stefano Peroli

Mi chiamo Stefano Peroli, ho venticinque anni, no, di più. Non ha importanza, gli anni non contano. Vorrei comunque parlare da venticinquenne. Ciò che ruota intorno al mondo mi fa paura. Voglio indurmi alla lotta, lasciare tutto, cessare ogni rapporto con cristiani, ebrei, musulmani. Con genitori, famiglie. Con venditori di quadri. Non voglio fare figli. Non voglio dipingere per nessuno. Voglio dipingere solo per colui, o colei, che difficilmente incontrerò lungo la vita. Voglio distruggere tutto quello che ho appena iniziato a creare, produrre, poiché non ne vale la pena. Ricominciare da capo. Cessare ogni rapporto con il potere, senza produrne di nuovo. Non desidero successo alcuno, ma essere libero, fra coetanei liberi. Anche se la libertà è finita. Anche se non è mai esistita. Anche se ci sono concesse boccate d’aria, brevi intervalli illusori. Voglio fuggire da tutti i servi, i loro sguardi immondi, osceni, scabrosi, veri, artificiali, reali. Fuggire dalla quasi totalità della specie umana ormai perduta. Niente armi, niente sangue. Non una sola goccia di sangue. Voglio far perdere ogni traccia, sciogliere ogni contratto. Mettere un punto. Mettere un limite oltre il quale nulla sarà più come prima, nulla sarà più necessario.

2025

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