No, non rilascio più autentiche di mie opere realizzate fra il 1989 e il 1998 a Milano, Torino, New York. Quei quadri, quelle prove. Non ricordi? Te l’avevo già detto, o scritto. Ti avevo detto: "chiunque tu sia, se possiedi un mio quadro datato fra il 1989 e il 1998, distruggilo". In tutti questi anni, gli anni che mi separano da quel periodo, il silenzio che ho fatto calare su di me è una vera abiura, una rimozione.
Io sono molto più giovane, ma ricordo i tuoi quadri d’allora, ne ho visti molti.
Appunto. Avrei dovuto dipingere meno, fare acquistare di meno, distruggere di più.
Quindi, niente più autentiche.
No, non posso. In anni recenti mi è stato chiesto un paio di volte e mi sono sempre rifiutato. Amo sostenere tale gesto con adeguate spiegazioni ,quando vengo chiamato in causa. Spiegazioni comprensibili, ragionevoli, umane, sicuramente artistiche.
Perché?
Perché quelle opere sono già autenticate da vari motivi: dal silenzio, dal tempo, dalla mia firma (cialtronesca) che giganteggia sul retro, dai galleristi, dai critici. Dai miei gesti d’allora, fallimentari e nevrotici, ben rintracciabili in quelle opere. Un giorno ti parlerò delle mie lontane nevrosi.
E’ la prima volta che ti sento parlare di queste cose.
Assolutamente no. Te ne parlai già anni fa. Ti dicevo della felicità nel distruggere, pezzo per pezzo, la realtà di un errore, distruggendo realmente i quadri ancora in mio possesso e quelli che riuscivo a recuperare.
Si, ne hai distrutti parecchi, ma non puoi distruggerli tutti.
No, non posso. Ma vorrei dire, al possessore di un mio quadro di quegli anni, che se ne rientrassi in possesso lo distruggerei. Sarebbe meraviglioso recuperare tutti quei quadri e distruggerli.
Sarebbe straordinario farseli tirare dietro tutti, con ogni mezzo, e bruciarli.
Non è necessario. Non è necessario perché non esistono più. Il tempo li ha inghiottiti con tutto l’amore infranto che contenevano. Per questo non esistono più. Come non esiste più l’artista d’allora. Sai, chi si separa dal mondo lo fa perché non lo condivide più, non condivide il proprio piccolo mondo, le persone che lo compongono. Forse è un suicidio ma è impossibile, per alcuni, poter fare diversamente. Non è un rifiuto alla lotta, è il disgusto di estenderla agli uomini che occupano il tuo mondo, quindi di estenderla anche a te stesso, arrestandoti nella tua impotenza. Quindi, oggi, cosa dovrei autenticare? Quei quadri, in massima parte stupendi e che veramente solo io ho fatto, non hanno bisogno di essere autenticati da me. E poi, ora, le mie parole valgono molto di più. Le parole contano, fanno bene e fanno male, sono più importanti di tutto. Anche se quei quadri, un giorno, venissero vomitati nel mondo, si scontrerebbero con le mie parole, davvero più autentiche. Altro che recuperarli e distruggerli! Lasciamoli dove sono, nel caldo oblio della nostra esistenza. Non sono più miei. Mai stati miei, anche quando li appendevo nelle gallerie. Un giorno ti parlerò anche di questo.
Cosa vuoi dire?
Forse voglio dire che i gesti che un artista compie in un quadro non sono di nessuno, nemmeno dell’artista. L’arte non è di nessuno, nemmeno dell’artista, tanto meno del venditore di quadri, tanto meno del compratore di quadri. Non possediamo nulla, ma solo qualcosa che nessuno vede, che nessuno può guardare.
Mi spingi su un terreno per me impervio.
Tutt’altro. Non autenticare quei miei quadri è l’unico modo, vero, per autenticarli.
Forse hai ragione.
Non c’è bisogno di autenticare più nulla. Allontanarmi da quei miei quadri d’allora, vuol dire allontanarmi dal quel mio lontano e fallimentare tentativo di operare un cambiamento. Il non aver potuto credere, sinceramente, nei galleristi di riferimento di quegli anni: il gallerista Sperone, il gallerista Amelio, il gallerista Mazzoli. Nel non aver potuto credere, sinceramente, al nostro livello culturale di quegli anni, un livello bypassabile solo con il suicidio, o ignorando tutto. Io ho preferito, ad un certo punto, ignorare tutto. Da quel momento, con un senso di rinascita, mi sono sentito finalmente ignorato a mia volta.
In realtà siamo tutti ignorati. Produciamo sistemi per essere ignorati sempre più velocemente, chi più, chi meno. Posare gli occhi su qualcosa, vuol dire ignorala un attimo dopo.
Io ho iniziato a farmi ignorare con i miei mezzi, con le mie sole certezze. Tu ti riferisci ad altri sistemi di cui, certo, facciamo parte tutti.
Vado spesso a sbirciare il tuo sito.
Ho iniziato a pensarlo molti anni fa, non da solo. Ci vogliono persone davvero preparate in questo campo, le sole che possano organizzare le tue idee in un sito web. Un sito autentico, pericoloso.
Perché pericoloso?
Perché tutto è pericoloso. La vera vita è pericolosa. Il vero amore è pericoloso. Quindi, anche il mio sito è pericoloso. Ci pensavo già vent’anni fa, ad un sito. Non resistevo alla tentazione di provare un nuovo supporto e i motivi non riguardavano solo la veloce fruizione delle opere. Sono sicuro di avertene già parlato in passato.
C’è un nesso fra l’aprire un sito e non rilasciare autentiche?
C’è un nesso in tutto. Con la passione puoi rispondere senza problemi. A me ne basta poca e mi ritrovo subito nell’autentico, sul web e nella realtà, guardando un quadro online o rigirandomelo fra le mani. Forse le opere d’arte non dovrebbero più essere firmate. Fai cassa lo stesso, con o senza firma. Oppure no. A me poco importa.
Cassa, cassa, possesso. Tutto tramonta. Ma torniamo a quei quadri fatti fra il 1989 e il 1998, tutte opere che vorresti non esistessero più; sono stati comprati tutti da persone che non conosci neppure.
Anche ciò è deprimente, certo. Alquanto strano. Me ne vergogno. Tutta questa roba, la mia roba, come sparsa in un dimenticatoio, una indistinta geografia del niente. Eppure, tutto ciò ha un suo fascino. L’oblio ha un suo fascino. Io sono permeato dall’oblio. L’oblio mi tiene in vita. Qualunque cosa io guardi, io guardo l’oblio. Anche in pittura, quando cerco di oppormi all’oblio, l’oblio si fa sentire di più. E’ arrendendoti all’oblio che hai la sensazione, precisa, di resistere all’oblio.
Io penso all’oblio anche guardando un Rembrandt.
E’ la significanza dell’oblio, che la pittura svela appena. Se avessi un Rembrandt fra le mani, un autoritratto, lo carteggerei un poco intorno agli occhi, lo lavorerei ancora, lo farei avanzare verso di me quanto basta. Quanto basterebbe per respirare ancora. Davanti a un quadro penso sempre la stessa cosa, la vita e l’oblio. Sai perché metto molte cose online? perché in una gigantesca fossa cimiteriale qual è il mondo virtuale, dove i nostri occhi sono ciechi, mi sembra di vagare muto, come quando …
Come quando?
Metto tutto online perché, paradossalmente, vorrei davvero non far vedere più niente a nessuno, pur amando il mezzo, ogni mezzo, amando la vita che dobbiamo vivere. Configuro il non voler far vedere niente a nessuno, mostrandolo. Una messa in scena dell’oblio, alla tentazione della quale non resisto. Con il mio sito, confeziono una piccola porzione d’oblio per me e per qualcun altro, nel rispetto di tutti. E nel rispetto dell’oblio.
Quindi, non rilasci autentiche di quei lontanissimi quadri abbandonati su chissà quale altro pianeta.
No, non posso, non riesco, non voglio. Li sogno e basta, questo si. Sono autentici, quel poco che basta. Ovunque siano, sono autenticati dall’oblio.
2025