Sono tagliato fuori, salvo per un pelo. Anzichè essere nato dopo il 1960, sono nato prima, nel 1958. La mostra che ho visto in Triennale si intitola Pittura italiana oggi e i pittori sono 130, nati fra il 1960 e il 2000. Io ne sono fuori, sono nato giusto due anni prima, nel 1958, salvo per un pelo. Ho visto una mostra utile per la Triennale, inutile fuori dalla Triennale.
Pittura italiana oggi: titolo concentrazionario. Per tutta la vita ho incontrato esseri umani dediti a dipingere manufatti conformistici e resi vani dalle immagini che il nostro corpo ricicla giorno e notte. In questa mostra ce ne sono 130, dipingono oggi, nati in un tempo che va dal 1960 al 2000; ben raccolti, stipati in un campo, il campo della pittura, il campo di mercatopoli, un campo stipatissimo.
Perchè Pittura oggi? Italiana? Oggi e italiana? In realtà la pittura è mondiale. Mondiale e inutile. Pittura italiana oggi. Pittura israeliana oggi. Pittura palestinese oggi. E tante altre pitture oggi. Siamo tutti inutili. Tutti gettati nel mondo e tutti gettati fuori dal mondo. Come vorrei, ad occhi chiusi, gettarmi fra le braccia di artisti apolidi, rifiutati dal mondo, non potendo inventarne un altro se non costruendolo in pochi quadri, lontani da sistemi tombali. Invece: milizie di artisti sparsi ovunque, a respirare l’aria infetta del capitalismo globalizzato, sradicati totalmente dall’idea di un’altra via possibile, ignari della propria inutilità.
Ma è possibile un’altra via? Chi può rispondere?
Giovani e non giovani artisti e artiste: disperdetevi, liberatevi da ogni sistema falsamente inclusivo, escludetevi e ritrovatevi. Non vi fa schifo la vita che viviamo? Il mondo in cui viviamo? Eppure lo so, ci ripugna appendere il nostro quadretto nello schifo che sopportiamo senza battere ciglio. Infondo anche l’arte è un muro.
Pittura italiana oggi mi vien da sorridere, sempre ad occhi chiusi. Rispetto molto il lavoro di due artisti presenti alla chiamata, presenti con il loro rispettivo quadro, così raccolti, così dispersi in quello spazio, in quel campo così poco edificante. Avrei forse preferito non vederli lì? Ma come aiutarli, salvarli? Salvare anche me stesso? Posso dire anche questo: in ogni pittore e in ogni pittrice si cela una persona con la quale è importante stare, almeno con il pensiero, insieme e in nessun altro luogo, con un’unica bandiera mondiale, quella della pittura (ormai inutile) e della vera pace fra gli uomini.
Devo anche dire, in fondo, che in quella piccola mostra alla Triennale di Milano mi son sentito perdutamente a mio agio, immerso nella pratica più semplice ed innocua che ci sia. Ero persino felice in quel vuoto di cui faccio parte: vivo fra i vivi, morto fra i morti, in un mondo solo agli inizi.
2023